“Sopra la panca”: ad aprile esordio solista per Capra dei Gazebo Penguins‏

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Chi conosce Capra personalmente o come frontman dei Gazebo Penguins non avrà difficoltà a ravvisare nella capacità di mischiare il gioco e la dimensione felicemente infantile dell’esistenza con la solidità e la saggezza del mondo adulto (forse anche di un mondo di altri tempi) il tratto caratteristico della sua personalità.

Anche il suo album di esordio da solista – in uscita ad aprile per la cordata To Lose La Track /Garrincha Dischi – oscilla serenamente tra questi due poli: tra lo spirito altamente infiammabile del punk rock della sua band d’origine,  passando per l’amore per il gioco di parole e la passione per gli animali, fino alla riflessione adulta sulla vita da musicista, che – al di fuori dei cliché maledetti – subisce anch’essa il peso della routine, seppur diversa da quella dei “comuni mortali”.

Intorno, la cornice – rappresentata anche sulla copertina del disco – è quella dell’inverno tra le montagne dell’Appennino emiliano, in cui Capra vive e in cui ha scritto il disco, con la precisa sfida di comporlo e provarlo in un periodo limitato di tempo (60 giorni dal 1 novembre al 25 dicembre 2014), per poi andare a registrarlo sotto la supervisione produttiva del compare Andrea Sologni (Gazebo Penguins, Giardini di Mirò, Johnny Mox) agli Igloo Audio Factory di Correggio, insieme ad Andrea Suriani (i Cani) alle tastiere e Pier Mattia Bardin (La Piovra, Il Buio) alla batteria.

Capra ha segnato nel suo diario di bordo: M’interessa vedere come un suono diverso possa far partire canzoni diverse, cosa succede quando non ci senti più, quando il buco nello stomaco ti fa venire in mente che sono passate cinque ore, cose che non vivevo da un po’. La cartella in cui ho messo tutta la roba che uscirà nelle prossime settimane si chiama sopra la panca. Elaborato dopo un mese di ascolti inediti tra garage e rock’n’roll alla Oblivians, Ty Segall e Mummies, l’album di esordio di Capra è un lavoro al tempo stesso maturo e scanzonato, equilibrato e deflagrante, essenziale e compatto, che offre vari livelli di lettura, come succede quando l’apparente leggerezza del contenuto lascia intravedere trame sostanziose e riflessioni personali più profonde. Colpisce il bersaglio in soli trentuno minuti con dieci canzoni che non concedono pause e scorrono senza sosta, riportando alla mente alcuni episodi di The Thermals, Rival Schools e Weezer. Si va dall’attacco punk-rock – prima più melodico con “Il lunedì è la domenica del rock”, poi più brutale in “Galline” e “Diciottenni” – a crinali più riposanti come in “Scaletta” e “Mio padre faceva il fabbro”. Il centro del mondo nell’album di Capra è il vissuto quotidiano, tra omaggi a Borges (“Pierre Menard”), codici fiscali da imparare a memoria (“MLVGRL”) e brani nati da collaborazioni con amici (la travolgente “Margherita di Savoia”, con testo scritto da Jacopo Lietti dei Fine Before You Came). L’ultimo pezzo si intitola ‘Reset’ – anagramma del nome della figlia di Capra – e parla dell’essere padre: alla fine canta anche Agnese, che è la mamma, e l’insieme è una cosa talmente agli antipodi del rock’n’roll che quasi lo diventa al 100% per contrappasso.

L’esperimento è riuscito, ora resta la voglia di portarlo in giro per mille concerti, finché non ce la si fa più.

Ecco le prime date del tour:
24 aprile: Abano Terme @ I’M Lab
25 aprile: Correggio @ I Vizi del Pellicano
02 maggio: Torino @ Blah Blah
06 maggio: Perugia @ Mercoledì Rock
07 maggio: Roma @ Init
08 maggio: Grosseto @ FAQ
09 maggio: Torre Annunziata @ Cabina 56

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