EDITORIALE. ATTENTATO A NIZZA. Lettera aperta ad un attentatore

Police officers stand near a truck, with its windscreen riddled with bullets, that ploughed into a crowd leaving a fireworks display in the French Riviera town of Nice on July 14, 2016. At least 60 people were killed when a truck ploughed into a crowd watching a Bastille Day fireworks display in the southern French resort of Nice, prosecutors said early on July 15. Nice prosecutor Jean-Michel Pretre said the truck drove two kilometres (1.3 miles) through a large crowd that was watching the fireworks.  / AFP / VALERY HACHE        (Photo credit should read VALERY HACHE/AFP/Getty Images)

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Potrei iniziare questa lettera dicendo “Caro attentatore, come va? Come ti senti ora che hai distrutto delle vite innocenti?” Ma non lo farò. Sono una giornalista e quindi cercherò di essere il più oggettiva possibile. Ma ho comunque delle domande da farti, attentatore.

Vorrei sapere se sei sicuro di conoscere veramente bene il Dio per cui uccidi gli infedeli e se sei sicuro sicuro di aver interpretato alla perfezione i suoi insegnamenti perchè ho tanti amici musulmani che alla sola idea di farsi saltare in aria o di ammazzare delle altre persone per una supremazia religiosa si sentono male. Perchè loro mi hanno detto che non è proprio così che funziona.

Vorrei sapere poi, attentatore, come ti sei sentito prima di salire sul tir e di lanciarti a folle velocità contro la folla. Credevi di essere in un videogames? Avevi il batticuore come prima di un appuntamento importante? Era il tuo appuntamento della vita mi sa. Forse aspettavi questo giorno da tanto. Forse morire a 31 anni e portarti con te 84 persone di cui tantissimi bambini era il tuo sogno? Ma allora scusami, chi sei?

Che persona sei? Come si fa, attentatore, a voler uccidere delle persone innocenti che passeggiano, che guardano i fuochi in una serata di festa? Io me li immagino i bimbi con un gelato in mano che gli gocciola sulla manina a guardare quello spettacolo di luci e colori che rimbomba nel cielo a bocca aperta. E tu? Tu accendi il motore, giri la chiave e parti. Così. Parti per uccidere i loro sogni.

E poi, attentatore, ho un’altra domanda. Tu sai con certezza che fra quelle persone che hai ucciso non c’era qualche “fratello” (come li chiami tu perchè loro di essere definiti tuoi fratelli secondo me se ne guardano bene)? O che magari non ci fosse una famiglia, tra quelle che hai sterminato, che pregava ogni sera il tuo stesso Dio?

Che poi, parliamoci chiaro. Io non credo che Dio, qualunque nome gli si voglia dare, in questo momento stia guardando con fierezza e orgoglio verso noi. Formichine brulicanti piene di odio che si ammazzano l’uno con l’altro.

Attentatore, poi ti vorrei chiedere ancora una cosa. Hai mai pensato, per un istante, di essere tu dall’altra parte? Di essere tu a raccogliere il corpo esanime di tuo figlio travolto da un tir impazzito?

La guerra che si sta combattendo in questo momento lo so… magari ha tolto la vita a dei tuoi parenti o  ti ha fatto vedere la realtà in un modo talmente distorto da poter credere che uccidere delle altre persone sia la via d’uscita e il comandamento divino da seguire.

So che magari ha ferito il tuo cuore e ha tagliato le gambe alla tua speranza. Ma attentatore, ogni tuo gesto fomenta ancora di più l’odio e moriranno ancora più persone. Le nostre madri, i nostri padri, esattamente come i vostri figli e i vostri fratelli e sorelle non si meritano questo. Non si meritano di morire in un momento di quiete, di serenità, di respiro.

Nessuno se lo merita, attentatore.

 

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