Sanremo2016. Clementino: “Al Festival ho scelto di portare il mio cuore”

clementino

Sarà un anno di grande successo quello che si apre per Clementino dopo la sua decisione di partecipare alla 66° edizione del Festival di Sanremo con la canzone “Quando sono lontano“.

La canzone è più pop rispetto ai mie standard – spiega la Iena – Io per Sanremo avevo scritto un’altra canzone, ma sembrava un po’ un telegiornale: l’autostrada non funziona, quello non va, quello nemmeno. Quando ho scritto “Quando sono lontano” invece mi è scesa una lacrima, quindi ho scelto di portare il cuore all’Ariston, sono così, sono felice di quello che ho fatto

I fan che ho sulla pagina sono persone che sono cresciute con me, dal primo giorno, dalla prima rima. Non fan che spuntano così dal nulla come quelli dei talent e poi, si dice che Sanremo è una grande vetrina, a Napoli c’è un detto “Clementin spacc ‘e vetrin’…quindi fate un po’ voi!

L’hip hop in Italia ora sta spopolando, ma io nel 1996 facevo le gare di freestyle e andavo anche fino a Milano in treno, facevo il viaggio della speranza. Stiamo semplicemente raccogliendo quello che hanno seminato i nostri predecessori e quando dicono che il rap non va a Sanremo io rispondo, ma chi ‘a ritt?? Eminem è venuto a Sanremo e quindi, se è venuto lui, chi è che si permette di dire che l’hip hop non può andare a Sanremo?

“Io sono con tutti i due piedi nell’hip hop da tanto tempo, vengo da Napoli, una città che ha bisogno del suo riscatto e se facciamo un sondaggio è proprio qui che si ascolta più rap. L’hip hop è un genere di denuncia che parla di disagio sociale. Come dice Pino Daniele il nostro accento non viene dall’America e non viene dall’Italia, nel mio hip hop si sente il sangue africano come Senese. Poi ognuno può parlare di quello che vuole dentro le sue canzoni, ka mia parla dell’immigrazione, di persone che sono lontane dalla lora terra

L’altro ieri mi sono cagato addosso, avevo mal di gola, temevo di dimenticarmi le parole di scivolare e mentre cantavo sento la mia voce come se non fosse mia, credevo di essere tipo Califano! Il giorno dopo avevo paura di aver fatto un disastro, invece è piaciuto tanto il testo!”

I miei genitori fanno teatro amatoriale, sono cresciuto con loro e in questo ambiente, ho fatto qualcosa nel settore e ho studiato anche all’Università dello Spettacolo, ma il mio mondo è il rap. Il teatro mi ha salvato come presenza scenica diciamo! Spero di mischiare le cose, sarebbe bello diventare un attorap!

Alleggerendo poi la situazione arriva la domanda sul fatto che sabato sera, quando ci sarà la finale del Festival, in contemporanea si disputerà la partita Juve Napoli e Clementino ha risposto: “Ragazzi le soluzioni sono due: o salgo sul palco col cellulare e con gli occhi guardo il telefono e con la bocca canto altrimenti aspetterò dietro al palco e se sentite gol sarò io a urlare! Domani ci saranno due finali quindi…sempre che io ci arrivi!”

 


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