Il Superman napoletano. Alla scoperta del mondo psichedelico di Giovanni Truppi

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Giovanni Truppi è nato a Napoli nel 1981. Ha pubblicato due dischi:” C’è un me dentro di me” (CinicoDisincanto/CNI 2010) e “Il mondo è come te lo metti in testa” (IMiracoli-JabaJabaMusic/Audioglobe 2013).

Più di cento concerti in meno di due anni sono i numeri del tour del suo ultimo disco, un crescendo esponenziale dovuto soprattutto al passaparola tra pubblico e addetti ai lavori ed al magnetismo dei suoi live, che lo ha portato a calcare con i suoi set in solo voce e chitarra elettrica palchi come il Carroponte (in apertura a Marta Sui Tubi), l’Alcatraz (in apertura a The Zen Circus) o il Primo Maggio di Taranto. 

Il terzo disco di “Giovanni Truppi” inizia con  “Stai andando bene Giovanni” i cui toni ricordano lo stile del gruppo lo “Stato Sociale” e mentre il giovane cantante parla a se stesso sembra in realtà spingere un po’ ognuno degli ascoltatori ad agire, a non fermarsi. E infatti non si riesce a stare fermi ascoltando le sue canzoni, esattamente come in “Superman” seconda canzone del disco che ironicamente e con una sonorità irreferenabile e quasi psichedelica racconta di questo amore “pesante”. “Il pilota è vivo” parla della morte, del fatto che in un certo qual modo bisogno esserle amica e affronta l’argomento con un suono di base che sembra quasi una filastrocca o una canzoncina per bambini come a voler sdrammatizzare ancora di più l’argomento.

“Lettera a Papa Francesco I” sembra invece una chiacchierata, uno sfogo per tutti i naufraghi nello spazio, e la collaborazione nella stesura del testo con Antonio Maresco, importante scrittore italiano, si sente in modo molto nitida. Altra chiacchierata è “Conversazione con Marco sui destini dell’umanità”.Non sono riuscito ancora a convicere nessuno che questo è il mio primo pezzo hip hop” spiega Giovanni. Non ha convinto nemmeno noi, sebbene la velocità del suo parlato sia molto incisiva e il suo racconto sia estremamente interessante.

Giovanni rimbalza dal rock più sfrenato alle dolci ballate. Ecco quindi che arriva “Pirati” con un suono un po’ stonato, “sbilenco” e malinconico che finisce con lo sfociare in un mix di suoni che sembra ricordare una festa in spiaggia, dove due persone, due sguardi, si rincorrono senza sapere cosa ne sarà di loro.

Nota un po’ fuori luogo del disco, con una sorta di noise hard rock è “Alieno” sebbene, come racconta lo stesso Giovanni, il testo porti nel mondo dei complotti e della massoneria. Toni dissacranti caratterizzanto poi “Hai messo incinta una scema” di Giovanni dice: “Non avevo assolutamente intenzione di far diventare questo pezzo qualcosa di ufficiale: l’ho scritta per gioco. Poi ho cominciato a farla sentire agli amici e ridevano, l’ho fatta a qualche concerto e gli ascoltatori ridevano, e soprattutto nessuno è mai venuto a dirmi quanto fossi una brutta persona a raccontare in questi toni una cosa così tragica”.

Le ultime due canzoni “Tutto l’universo” e “Eva” racchiudono un po’ tutto il senso del disco. Se la prima è leggera, divertente e che racconta la crescita di un essere umano con i suoi errori e le sue esperienze. La seconda invece è ispirata al libro di Mark Twain, “Il diario di Eva” e dolcemente e con una sonorità che ricorda un po’ il disco di Morgan “Canzoni dell’Appartamento”, va a chiudere questa decina di canzoni, piccoli mondi diversi, uniti tra loro dal fil rouge della poesia.

È un disco che fa sorridere, fa battere i piedi, fa muovere e smuove qualcosa dentro, quello di Giovanni Truppi. Difficile che rimanga nell’ombra ancora a lungo un artista come lui e, questo disco, sembra esserne la prova concreta.

 

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