David Bowie lancia “Blackstar”, ma non aspettatevi niente di già sentito

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Foto di Jimmy King. Fonte Facebook

Oggi, 8 gennaio, David Bowie compie 69 anni e per festeggiare ha deciso di regalare a tutti i suoi fan l’uscita del suo nuovo album: “Blackstar”. Sette tracce molto particolari, rari ritornelli, atmosfere cupe, voci quasi distorte e molti echi a donare un’atmosfera quasi da cripta a tutto l’album.

È difficile parlare male del Duca Bianco, quasi impossibile, ma sicuramente ci sono alcuni dati oggettivi. In primis non ascoltate questo album se avete bisogno dell’energia di “Rebel Rebel” perchè non la troverete sicuramente. Del resto il fidato produttore Tony Visconti aveva avvisato che questo non sarebbe stato un album rock.

Ascoltando queste tracce è come ripercorrere diversi fili appartenenti ad una stessa matassa. Un percorso all’indietro tra il passato di Bowie, ma anche tra avanguardia, jazz e testi volutamente di difficile comprensione. E’ come se Bowie volesse, in qualche modo tenere le distanze e lo ribadisce con il titolo “impronunciabile” dell’album. Impronunciabile non perchè non si riesca foneticamente, ma perchè Bowie ha scelto di non scrivere il titolo sulla copertina, ma di illustrarlo semplicemente con una stella nera.

Blackstar non è un album che compiace l’ascoltatore anzi, richiede uno sforzo di comprensione che non tutti vogliono fare e che – soprattutto oggi in una società liquida e di continuo cambiamento dove le cover band vanno per la maggiore rispetto ai gruppi emergenti, proprio perchè non propongono nulla di nuovo – spiazza.

Si racchiude qui il concetto o il “giudizio” sul nuovo album di Bowie: se volte farvi stupire e siete aperti a qualcosa di nuovo “Blackstar” è ciò che fa per voi.

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