Zucchero e il silenzio della musica davanti alle guerre

Il grido di Zucchero Fornaciari arriva forte e diretto, come spesso è accaduto nella sua lunga carriera. Ma questa volta non è una canzone: è una riflessione amara sul presente.

In un’intervista recente, il cantante ha espresso tutta la sua delusione per una musica che, secondo lui, ha smesso di prendere posizione davanti alle guerre e alle grandi ingiustizie del mondo.

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Zucchero e il silenzio della musica davanti alle guerre (ANSA) CheMusica.it

Zucchero, che da oltre quarant’anni non ha mai esitato a esporsi su temi sociali e politici, parla apertamente di “tristezza” nel vedere un settore artistico sempre più silenzioso. Un silenzio che non nasce dal caso, ma da una dinamica precisa: molti artisti, oggi, evitano di esporsi per paura delle conseguenze. Dietro questa scelta, spiega, ci sarebbero spesso i manager, che consigliano prudenza per non compromettere carriere e interessi economici. Una situazione che il cantautore definisce senza mezzi termini “gravissima”.

Il confronto con il passato è inevitabile. Zucchero ricorda un’epoca in cui la musica aveva un ruolo attivo nel sensibilizzare l’opinione pubblica, citando esperienze condivise con artisti impegnati come Roger Waters o Bob Geldof. Eventi come il Live Aid rappresentavano un momento in cui la musica si faceva voce collettiva, capace di unire artisti e pubblico attorno a cause globali. Oggi, secondo lui, quel tipo di mobilitazione sembra sempre più difficile da realizzare, frenata da interessi economici e da una diffusa paura di esporsi.

La riflessione di Zucchero

Il contesto internazionale, segnato da conflitti e tensioni, rende questa mancanza ancora più evidente. Zucchero parla di un “mondo mascalzone e diabolico” e sottolinea come il problema non sia solo politico, ma anche culturale. La vera preoccupazione, infatti, è l’assuefazione: ci si abitua alla guerra, alla sofferenza, alla violenza. E questa abitudine coinvolge anche il mondo della musica, che sembra non reagire più con la stessa forza di un tempo.

C’è poi un altro aspetto, più personale ma altrettanto significativo. L’artista racconta la difficoltà di salire sul palco e intrattenere il pubblico mentre fuori accadono tragedie. Si chiede come sia possibile trovare la leggerezza necessaria per un concerto quando si è consapevoli di ciò che succede nel mondo. La risposta, ammette, non è semplice: a volte bisogna “chiudere fuori” tutto per riuscire a regalare qualche ora di evasione.

Nonostante questo, Zucchero non rinnega il ruolo della musica. Anzi, rivendica con forza il suo valore: non quello di risolvere i problemi, ma di sensibilizzare, di smuovere coscienze, di creare consapevolezza. Nel corso della sua carriera ha partecipato a numerosi eventi benefici e iniziative internazionali, dimostrando come l’arte possa avere un impatto concreto, anche senza cambiare direttamente il corso degli eventi.

Il suo messaggio, quindi, è chiaro: la musica non deve perdere la sua voce. In un mondo sempre più complesso e fragile, il silenzio degli artisti rischia di diventare complicità. E per chi, come lui, ha sempre creduto nella forza delle canzoni come strumento di denuncia e di unione, questa è forse la perdita più grande.