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Se7en, Esclusiva: “Nella musica dal 2001 e poi…”

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Matteo Fantoli

Abbiamo intervistato oggi il rapper Se7en, nome d’arte di Davide Pollastri. Grande tifoso della Juventus ha deciso di raccontarsi in rima attraverso il rap appunto.

Se7en

Come ti sei avvicinato al mondo della musica?

Mi sono avvicinato al mondo della musica nel 2001. Era appena morto il mio papà, io non avevo neanche 24 anni, ero incazzato con il mondo e cercavo una valvola di sfogo. A un party conobbi “Emblema”, un ragazzo con un cuore grande e un sogno enorme: diventare un Rapper. Emblema condivise il suo sogno con me e insieme muovemmo i primi passi nel mondo dell’Hip Hop. Presto prendemmo strade diverse e io iniziai a collaborare con alcuni elementi di spicco della scena underground brianzola. Uno di loro, Dj Tighermann, divenne il mio produttore e il mio migliore amico. Emblema, Tighermann e tutti gli altri, ancora oggi, sono miei fratelli (anche se ci sentiamo e ci vediamo poco).

Pensi che il rap abbia ancora qualcosa da dire?

Il Rap avrà sempre qualcosa da dire perché il Rap è “la voce di chi non ha voce”. Il problema è un altro: mancano i “comunicatori”, i rapper “vecchia scuola”! Nei testi dei rapper di oggi troviamo solo “seni, sederi, soldi facili e disagio (tanto, troppo disagio!).

Se7en

Come nasce il tuo nome d’arte?

All’inizio volevo essere chiamato ‘Naïf’ perché un mio vecchio professore diceva che ero un “ragazzo Naïf”, uno che, da autodidatta, avrebbe potuto imparare qualunque cosa. Volevo essere chiamato Naïf ma c’era un problema: un artista con questo nome c’era già (un produttore Dance). Decisi così di utilizzare come “nome d’arte” il mio numero fortunato: il 7. I miei genitori sono entrambi nati a luglio (il settimo mese), sempre a luglio, in un lontano luglio di molti anni fa, uscii illeso da un brutto incidente d’auto, io e mia moglie siamo entrambi del ‘77 e mio figlio è nato nel 2007. Il 7 era il mio numero fortunato e ha continuato a esserlo. Il 7 torna sempre nella mia vita, sempre con piacevoli sorprese.

Quale musica ascolti oltre al rap?

Che musica ascolto oltre al Rap? Dipende dai momenti. Ascolto di tutto, dalla musica classica alla dance più “tamarra”. Ho un debole per Achille Lauro e quando capito in un Karaoke amo cantare le sue canzoni. Recentemente, a una cena tra colleghi, ho cantato “Rolls Royce”; mi hanno applaudito tutti, anche i dirigenti!

Matteo Fantoli

Giornalista pubblicista dal 2013 è laureato in storia del cinema e autore di numerosi libri tra cui “Gabriele Muccino il poeta dell’incomunicabilità” e “Gennaro Volpe: sudore e cuore”. Protagonista in tv di trasmissioni come La Juve è sempre la Juve su T9 e Il processo dei tifosi su Teleroma 56.

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Matteo Fantoli

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