Quattro chiacchiere con “Le Idi di Maggio” tra sogni nel cassetto e musica sociale

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Suona la sveglia e mi alzo dal letto, inizia un nuovo giorno, rimango interdetto continuo ad aspettare ciò che tarda ad arrivare“. Quante volte al mattino lo abbiamo pensato anche noi cercando di trovare il giusto stimolo per iniziare la giornata e rispondere ai nostri “doveri sociali”?

Le Idi Di Maggio sono così, mettono in musica tanti pensieri che facciamo tutti noi e danno un colore diverso alla realtà puntando la luce anche su aspetti che magari i media o la società liquida in cui siamo inseriti preferiscono non farci notare.

Chemusica.it ha intervistato Alessandro Scalamonti, cantante del gruppo, e insieme a lui, vi porta alla scoperta del loro disco, Mokajena, che dietro a sonorità “leggere” parla di tanti aspetti della nostra vita.

D: Come è nato il nome “Idi di Maggio”?

Il nome nasce dopo un travaglio lunghissimo di sette mesi in cui abbiamo vagliato le ipotesi più strampalate. Le Idi Di Maggio ha dei significato nascosti che sono per noi molto profondi. Il 15, proprio a metà del mese, è un giorno importante per Gubbio, la nostra città. Da secoli viene infatti celebrata una grande festa cittadina e chiamarci così è l’emblema di un legame molto forte con il nostro territorio. Maggio poi è il mese del nostro primo concerto, ben 10 anni fa ed è anche il mese sociale per eccellenza…insomma, per tutti questi motivi Idi di Maggio ci è sembrato un nome che potesse funzionare!

D: In un mondo invaso da canzoni che parlano spesso di temi solo superficiali e salgono ai vertici delle classifiche radiofoniche, voi invece trattatate anche temi di spessore. Pensate che la musica sia un buon veicolo per i messaggi sociali?

Non è il mezzo, quindi la musica, su cui bisogna concentrarsi…è la platea che crea problemi. Il mezzo della musica è efficace, la scena indie è molto attiva, ferve, e se si fa un confronto con il paese dovremmo avere un fiorire di cantanti che parlano di questa crisi e situazione sociale. Il problema è che manca consapevolezza da parte del pubblico e spesso anche da parte di molti artisti. Per me trattare certi temi è un bisogno: indignandomi per quello che vedo è normale che io poi riversi tutto nella musica e nei testi che scrivo. Non voglio educare nessuno, ma se riuscissimo a rincuorare qualcuno che vive delle situazioni di disagio o che trova le nostre stesse difficoltà nel mondo sarebbe un grande successo.

D: E il pubblico come risponde ai vostri messaggi?

Con il tipo di musica che facciamo siamo utilizzabili in varie situazioni, dal centro sociali a luoghi più convenzionali. Con questo genere abbiamo fatto una scelta perchè possiamo avvicinarci a persone che magari non sanno di avere una certa sensibilità sociale, ma sentendo certe parole accompagnate da un ritmo accattivante possono fare una riflessione in più. Poi è ovvio che in base al contesto ci sono reazioni diverse.

D: Non si parla d’altro e sembra che i nuovi cantanti italiani escano solo da lì…Voi che ne pensate dei famigerati talent?

Sarò breve, i talent non favoriscono l’innovazione, non creano niente di nuovo e quindi per me soffocano l’arte.

D: Le Idi di Maggio hanno un sogno nel cassetto?

Tutti insieme non ne abbiamo mai parlato… posso dirti il mio! Forse è una collaborazione importante con Manuel Agnelli degli Afterhours! Anche se sono molto contento del lavoro che abbiamo già fatto con gli Statuto e Cisco… sono stati momenti importanti. Entrambi come artisti hanno segnato la mia adolescenza!

D: I prossimi appuntamenti?

Dopo “Pane e Coniglio” uscirà il nuovo video ai primi di aprile. Sarà il nostro secondo singolo ed è il brano “Il paese delle meraviglie”. Poi suoneremo il 12 e il 13 marzo a Padova all’Irish Fest al teatro Geox e poi il 28 marzo a San Benedetto del Tronto, ma vi faremo sapere tutto prossimamente sui vari social!

 

CHI SONO LE IDI DI MAGGIO

Le Idi di Maggio sono una band ska con forti contaminazioni reggae, soul, rock, rhythm & blues, proveniente dalla verde ed isolata Umbria (Gubbio/Perugia).
Nel 2005, dieci liceali minorenni ed imberbi decidono di creare insieme un progetto musicale che desse loro una valida alternativa alle impennate con lo scooter e alle overdose da zuccheri e teina, molto in voga tra i giovani in quegli anni. Così l’8 Maggio 2005 decidono di fare il loro primo concerto con il nome “The Skaouts”.
Dopo 8 anni, la band decide di dare un’impronta diversa al proprio progetto, cominciando a lavorare ai primi brani originali. Nascono così alcuni pezzi tra cui “Pane & Coniglio”.

Nel dicembre 2012 con l’aiuto di David Giacchè iniziano le registrazioni del loro EP “It’s all good”, che li porta a intraprendere una lunga trafila di concerti per tutto il centro Italia, toccando molte città come Perugia, Livorno, Roma, Pesaro e Bologna.

Durante questo periodo la band continua a scrivere nuovi pezzi che li spingono alla registrazione del primo e sudato disco “Mokajena”, un lavoro eterogeneo, che non si sofferma su un genere specifico, ma che anzi cerca di spaziare, partendo dai ritmi in levare, che li hanno caratterizzati fin dalla nascita, fino ad arrivare al rock alternative e sperimentale.

Il disco è stato registrato da Claudio Morselli e Marco Montanari a La Barchessa Bolivar Recording Studio di Rubiera (RE) e vede la partecipazione di molti ospiti come Stefano “Cisco” Bellotti (ex voce dei Modena City Ramblers), Oskar (voce degli Statuto), Lucia Tarì, Massimo Marcer (tromba di Roy Pacy & Aretuska) e la Cantiano Bastard Sound.
Alessandro Scalamonti (vocals)
Gabriele Bei Clementi (guitar)
Amedeo Ambrosini (guitar)
Andrea Sebastiani (bass guitar)
Andrea Benedetti (drums)
Lorenzo Cannelli (keyboard, piano, trumpet and organ)
Alessandro Paciotti (trumpet)
Giorgio Rossi (trombone)
Flavio Pannacci (trombone)
Leonardo Radicchi (sax)

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