“È il miglior chitarrista in circolazione”. Sono queste le parole con cui Frank Zappa aveva definito Allan Holdsworth. Un virtuoso della chitarra e del rock, alla ricerca del suono perfetto grazie alla sua tenacia e alla sua voglia di novità, Allan aveva creato un vero e proprio sottogenere musicale. Allan Holdsworth è mancato all’affetto dei suoi cari e del mondo della musica qualche giorno fa, lasciando un grande vuoto.
Aveva creato appunto un mix perfetto tra il jazz e il fusion, unendo a questi generi anche sonorità rock e sperimentazione elettronica. La notizia della sua scomparsa l’ha data la figlia Louise che, sui social, ha annunciato la morte del padre all’età di 70 anni. “Vi informiamo della morte di nostro padre, amatissimo. Vi chiediamo tempo e privacy per poter piangere la sua scomparsa come padre, nonno, amico e genio della musica. Siamo sotto shock per questa sua scomparsa improvvisa e non ci sono parole per spiagere la tristezza estrema che stiamo provando in questo momento. Ci manca terribilmente“.
Nato a Bradford nel 1946, Allan Holdsworth si è subito appassionato alla musica e ha suonato violino per diversi anni salvo poi passare a suonare la chitarra a 18 anni e diventato da subito protagonista del panorama musicale del progressive inglese. Ha suonato in diversi gruppi come Tempest o Soft Machine da cui ha tratto ispirazione per creare ancora qualcosa di nuovo come uno strumento unico.
Si chiama Synthaxe è una sorta di midi controller che il musicista gestiva insieme ad altri sei dispositivi contemporaneamente. Sempre voglioso di sperimentare, questo potrebbe essere il fil rouge della sua carriera e alla fine questa sua insistenza lo ha portato ad essere inserito da Musician tra i chitarristi più importanti di sempre. Come se non bastasse la rivista Guitar Player lo ha posizionato in vetta alla sua mitica classifica per moltis anni di fila.
Una personalità poliedrica, cangiante, pronta ad adattarsi all’evoluzione storica, sociale e culturale che da sempre accompagna la musica. La sua scomparsa segna in modo molto forte così anche una fine di un’epoca di sperimentazione e innovazione.
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