Dopo Pechino Express, Pico Rama si racconta: “Per trovare noi stessi dobbiamo lavorare sulla nostra merda”

pico rama

Ci ha affascinato. Ci ha fatto ridere. Ci ha trascinato in un vortice di misticismo e simpatia. Praticamente tutto il pubblico di Pechino Express è stato contagiato dall’energia vitale e sorprendente di Pico Rama che, insieme al validissimo compagno di avventure Yari Power Carrisi, ha portato nelle case dei telespettatori.

Il giovane Pico però, classe 1990, non è solo questo. Oltre alla sua dose di simpatia, amore per la natura e ricerca di energia in ogni essere animato e non, è un musicista molto particolare con una timbrica vocale da fare venire la pelle d’oca. Dopo il suo primo album, “Il secchio e il mare”, sta per arrivare un nuovo singolo “I regali del divino (merda) che annuncia un disco tutto nuovo.

Noi di CheMusica.it lo abbiamo intervistato e abbiamo fatto un tuffo nel suo mondo musicale!

  • L’avventura di Pechino Express ti ha fatto conoscere a tante persone che magari prima nemmeno sapevano tu facessi musica. Hai detto tu stesso che sui social il numero di like e followers è aumentato, come ci si sente?

Bene! Semplicemente dal programma è partita una grande onda di affetto. Andare a fare un programma come Pechino Express è un po’andare alla berlina, siamo stati apprezzati e il pubblico ha risposto bene alla presenza mia e di Yari! Io ho portato in tv quello che volevo, ossia chi sono io tra misticismo e auto-ironia.

  • Parliamo di musica. Da tanto tempo stai lavorando a questo nuovo disco che uscirà a novembre. Cosa dobbiamo aspettarci?

Tra il mio ultimo disco e questo c’è stato uno spostamento da mente a cuore. Parlare e dire cose come cuore e amore fino ad un anno fa lo avrei considerato da hippy perchè a me piace un misticismo un po’ più violento, però ora come ora ho svuotato la mente e riempito il cuore, ecco cosa è cambiato dal mio vecchio disco!

  • Il singolo invece uscirà tra poco. Come mai hai scelto proprio questa canzone per lanciare l’album?

E’ quella che rappresenta meglio il disco, il modo in cui voglio parlare di espansione della coscienza. “Regali del divino (merda)” parla del modo in cui mi interessa trovare noi stessi cioè lavorando sulla nostra merda. Molte persone lavorano sul concetto della luce, secondo me però si deve svuotare il canale di cui siamo fatti per accogliere la luce, per poter vivere e poter essere aperti. I regali del divino sono quelli che arrivano quando siamo vuoti perchè se no, se siamo pieni di merda rischiano di rimanere incastrati nel nostro corpo.  Ci sono persone che rischiano questo blocco, smuovono energie potenti e se queste persone non hanno fatto prima un lavoro di pulitura, il pericolo è che vedano insetti sui muri come gli alcolisti all’ultimo stadio.

  • Ascoltando il tuo primo disco mi sono stupita di come in una canzone,  “Alla corte del pazzo”, hai unito un inizio alla Branduardi, un testo alla Battiato e un ritornello dubstep pazzesco. Ti piace sperimentare nella musica?

Beh molto! “Alla corte del pazzo” è poi uno dei miei pezzi preferiti del precedente album. Nel nuovo ci saranno pezzi diversi tra loro, particolari. Il disco ha dei temi comuni come la follia perchè è un buon metodo per spezzare il condizionamento da tutti i fattori esterni.

  • Giochi molto con le parole e ci sono tante citazioni nei tuoi brani, non hai paura di risultare “difficile” all’ascolto?

Il nuovo disco è molto più semplice e non per paraculaggine. Il mio più grande obiettivo è sviluppare un’arte terapeutica quindi mi piace avvicinarmi alla gente!

  • Se dovessi definirti in un genere musicale preciso, quale sarebbe?

Definirmi nella musica mi crea sofferenza, ho la pretesa di voler creare generi musicali nuovi e ogni volta che ci mettiamo un’etichetta ci mettiamo un limite, ma questo disco nuovo se devo dire ha molto della dub.

  • Che riferimenti musicali hai, quali artisti e musicisti ti hanno accompagnato nella realizzazione del nuovo disco?

Ho riferimenti musicali vastissimi, ciò che mi ha ispirato in questo caso sono i canti sciamanici e i cantautori colombiani che ho conosciuto quest’anno, una serie di musicisti che usano la musica in un modo molto forte!

  • Nel bel mezzo del bombardamento di informazioni e di generi musicali che ci inondano ogni giorno, credi che il pubblico e la musica riescano a lavorare in sinergia per smuovere qualcosa nella nostra società?

Tante persone dicono che non bisogna sopravvalutare il pubblico, io invece non lo voglio sottovalutare, mai e poi mai perchè il pubblico si trasforma in base a quello che gli succede intorno. Tutto può essere, magari torneremo a un’epoca come gli anni ’60 in cui la musica può veramente fermare una guerra. Oggi noi siamo particolarmente pieni di merda come ascoltatori ed è difficile, siamo sommersi da un bombardamento di informazioni e sensazioni, ma come in tutte le cose della vita. Bisogna creare il vuoto per accogliere i regali del divino!

 

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