È il loro ottavo album in studio e i Deftones sono veramente tornati con un disco heavy che riesce però a parlare a tutti. Premesso che il loro genere lo ascoltavo essenzialmente da ragazzina e mi ricordo di qualche loro pezzo del disco “White Pony” urlato in macchina con alcuni amici dopo serate particolarmente mal riuscite, oggi ho deciso di rimettermi accanto a questo gruppo che avevo abbandonato e vedere cosa avevano fatto.
Niente, “Gore” è un album mondiale. Più cattivo, forse più arrabbiato nelle sonorità dei precedenti, ma senza scivolare nell’urlato metallaro che è un po’ di nicchia. “Gore” resta lì, si fa ascoltare con eleganza e ti fa ritrovare a muovere la testa avanti e indietro su pezzi come “Doomed User” senza nemmeno accorgersene.
I Deftones del resto, ormai, sanno chi sono e cosa vogliono. Hanno passato qualsiasi cosa: dalla morte, al fallimento, alla rinascita. Rimangono ancorati a un bel rock, ancora reduci da quell’ondata nu-metal che era scivolata nel trash e che loro avevano schi(f)vato per tempo. Cercano di innovarsi e di creare del nuovo, ci riescono, ma non perdono la loro linea distintiva.
Chino Moreno del resto, senza troppi peli sulla lingua, ha detto:“Con tutto il rispetto per Pac, Big, Stevie, Michael, Hendrix, Gore è uno dei migliori album che abbiamo fatto anche se non il migliore“
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